Intervista: IL TEATRO DEGLI ORRORI
Mar 29th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: SpecialiPrima del concerto all’Onirica di Parma abbiamo scambiato due chiacchiere con Pierpaolo Capovilla e Gionata Mirai de Il Teatro Degli Orrori .
Uno dei primi concerti della band si è tenuto al Classico Village nel maggio 2007, cos’è cambiato? Avete le idee più chiare? Qualche impressione sull’ingresso di Nicola Manzan? Può definirsi “la quadratura del cerchio”?
Pierpaolo Capovilla: il gruppo indubbiamente è cambiato con l’uscita di Giulio Favero che era l’architrave del gruppo soprattutto nella performance dal vivo. Abbiamo pensato ad un nuovo assetto del gruppo con Nicola Manzan alla chitarra acustica e Tommaso Mantelli al basso, quindi con due nuovi elementi… Ma credo che così facendo siamo riusciti a trovare una performance dei pezzi persino migliore di prima, adesso è tutto più chiaro, più intellegibile, più diretto. Il suono è diventato più pulito e contemporaneamente più potente.
Gionata Mirai: il suono è più ordinato e lineare, adesso ogni cosa è al suo posto.
Nell’intervista rilasciata a Nerdsattack! durante la manifestazione ‘Nel Nome Del Rock’ hai dichiarato: “un disco può essere la foto di un momento, anche di un’idea; per noi è così.. appena ci fermeremo un attimo, faremo il prossimo disco…” Nel 2009 esce ‘A Sangue Freddo’, a distanza di due anni dal primo lavoro, e ne riprende in qualche modo le tematiche ed i tre personaggi: Lui, Lei, Dio. C’è quindi un fil rouge che lega i due album, infatti il feedback finale di ‘Maria Maddalena’ non a caso è l’incipit di ‘Io ti aspetto’. L’ultimo disco è quindi una foto del momento o è la prosecuzione, magari più matura, del primo lavoro?
Pierpaolo Capovilla: Indubbiamente i due dischi sono molto diversi, ma l’abbiamo voluto e cercato questo filo rosso di cui parli tu. E’ bello infatti sottolineare i punti di contatto, siamo la stessa identica band che continua a fare esattamente le stesse cose solo cercando di crescere anche concettualmente e migliorare dal punto di vista delle performance. Non bisogna fermarsi mai perché - come si dice dalle mie parti - chi si ferma è perduto.
Conosciamo ormai la vostra opinione sul mercato discografico italiano ed il marketing “drogato” da interessi particolari che viene fatto ogni santo giorno dai media specializzati. Comunque ci sono molte band emergenti che provengono dal Veneto…
Pierpaolo Capovilla: guarda che noi si dica che siamo veneti indubbiamente adesso lo siamo più di prima perché sia Nicola Manzan che Tommaso Mantelli sono trevigiani anche se vivono a Bologna però Gionata è di Mantova e Franz è di Trieste ed io sono di Venezia. Diciamo che siamo nord italiani.
Quindi una ‘Seattle’ in Italia c’è ancora?
Pierpaolo Capovilla: non è Venezia perché li ci sono i Pitura Freska gli Ska J e…. Il Teatro Degli Orrori ma, chiaramente, ci sono solo io capisci…
Quali sono i vostri progetti per il futuro più o meno prossimo? Avete in mente altre collaborazioni?
Pierpaolo Capovilla: la cosa più prossima che mi viene in mente è un lavoro in uscita per XL, un EP di rareties, pezzi inediti che uscirà nel numero di maggio in downloading. L’altra priorità è quella di fare un tour fatto bene, il gruppo è appena cambiato abbiamo appena rimplementato la band quindi ci stiamo ri-rodando. Ora che va tutto così bene anche il tour deve essere curato nei dettagli.
Siete più voi ad inseguire il pubblico che il pubblico ad inseguire voi… Suonerete anche dalle mie parti a Gallicano di Roma…
Pierpaolo Capovilla: è il nostro lavoro e ci diverte, è bello suonare dal vivo e andare tanto in giro perché ci fa sentire veramente “vivi”.
Nelle vostre performance dal vivo colpisce soprattutto la gestualità che diventa un tutt’uno con le parole e la musica. Il vostro impegno sociale diventa così prosa ed è quindi tangibile, coinvolge tutti i cinque sensi. E’ un modo per riuscire a sensibilizzare il pubblico? Per smuovere le coscienze in maniera artaudiana o solo un modo per spaventarlo o shockarlo tel quel?
Gionata Mirai: Al primo impatto, se non conosci Il Teatro Degli Orrori dal punto di vista musicale e dei testi e sei lì di fronte a loro solo per la prima volta, provi certamente un forte senso di shock. Questo, comunque, è una cosa profondamente voluta e cercata perché poi ti porti dentro quelle sensazioni. Allora ci pensi e ripensi tanto da cercare quel qualcosa che ti riporti alla mente quello shock che hai provato, che magari ti spaventa ma che hai bisogno di rivivere. Credo che si esca dal concerto un po’ più forti e ‘galvanizzati’ a livello mentale e se così fosse vuol dire che il messaggio è arrivato ed il pubblico ha capito quello di cui stiamo parlando, quello che vogliamo raccontare e condividere.
Assolutamente. Vi ringrazio.
Intervista raccolta da Andrea Rocca
Belle domande!! Gli chiedevano sempre le stesse cose ultimamente!
bella intervista.
di quella mia di ‘nel nome del rock’ che citi, esiste anche un ‘video’.
primo o poi lo metterò su youtube, se ci riesco eheheh!
Grazie Marco! Ma il tempo era affamato… Mariagloria… Detto da te poi… Ma che fine hai fatto???
ha appena pubblicato Virginiana Miller.
… lo so, lo so… ma la mia domanda era riferità ad altro…heheeh
… nel senso che sono ’scomparsa’ da facebook?be’, sì, mi sono cancellata, ma forse ritornerò ehehh. bacioni.