Daniele MAGGIOLI [Karaoke Blues–Interno 4 Records 2010]

May 25th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni

Tra i dischi che più attendevo quest’anno c’era sicuramente il nuovo di Daniele Maggioli , il cantautore riminese di cui avevo apprezzato moltissimo demo e disco d’esordio. La prima cosa che salta all’occhio è che Daniele si è scrollato di dosso l’etichetta di “cantautore riminese”, del cantautore che canta della sua Rimini. Un solo brano ‘Viale John Lennon’ riguarda la sua città d’orgine, mentre le altre hanno tematiche private o indefinite. Diversa è anche la musica. Non più scanzonato, ma una ricerca musicale più ampia e allo stesso tempo più intima. Il vecchio Daniele si trova in ‘Marcel Proust’ o ‘Viale John Lennon’, brani dove il suo umorismo fa centro, con testi e melodie che si incontrano perfettamente. Daniele azzecca anche un paio di capolavori che sono ‘RomaK69996(Diario Agropontino)’, brano metafisico per musica e parole. Sarà che poi conoscendo quei posti (l’agro pontino è purtroppo casa mia) mi ha quasi commosso. L’altra meraviglia è l’ultima dolce ‘Mio Padre’ che, a dispetto del titolo, non è autoreferenziale. Diversi sono gli arrangiamenti, c’è molta più presenza di pianoforte, dovuto probabilmente alla direzione artistica del musicista Mantovani, anche se in primo piano rimane la sua voce, vero punto di forza. Sicuramente disco di svolta, diverso e più maturo, non direi migliore o peggiore del primo. Complimenti come sempre alla Nda press che ha fatto un altro lavoro eccelso in veste grafica con le incisioni xilografiche di Umberto Giovannini. Qualche perplessità invece mi rimane sui testi, a volte le metafore (o similitudini) mi sembrano troppo arzigogolate e forzate. E’ vero, capire tutto non è mai necessario. Ma qualche volta sì. [****]

Dante Natale


Allora Daniele, dall’ascolto di questo disco, si evince subito che Rimini non c’è più. Solo in un brano è presente. Scelta casuale o voluta? Voglia di scrollarsi di dosso la nomea di cantautore di Rimini?

Yes, mister Nerd! In effetti mi volevo deriminesizzare un po’. Anche se non rinnego Pro Loco,  il disco precedente, intendiamoci. Sentivo però che la mia penna era abbastanza calda per raccontare più ampiamente il caos che mi circonda. Volevo svincolarmi dal concept e dalle briglie rivierasche e da quello che il mio piccolo pubblico si aspettava. Il pubblico cerca sempre la continuità, la sicurezza. In un certo senso, preso tutto insieme, il pubblico è conservatore. Credo sia importante far evolvere il proprio linguaggio, a costo di deludere qualcuno. Nonostante questo, il mondo da cui provengo è presente quasi in tutte le canzoni, ma trasfigurato. Il disco si apre con “Gita fuori porta in astronave”: si parte comunque dalla provincia ma a bordo dell’astronave del linguaggio. E’ una canzone-manifesto.

Quanto ha pesato la produzione artistica di Marco Mantovani? C’è un maggior uso delle tastiere rispetto al primo disco così come gli arrangiamente in generale sono più personale rispetto al primo disco.

Di tastiere non ce n’è neanche una nel disco, signor Natale, ma un unico scurissimo pianoforte. Marco Mantovani è un grande maestro, e un grande uomo. E’ prima di tutto una persona con cui ci si diverte e si parla di ogni cosa. Egli sa tutto, su ogni argomento. Tra l’altro, è un ottimo assaggiatore di grappe e cibi rurali. Marco ha capito da subito che io nella musica cerco prima il contatto umano, e poi, secondariamente - ma  solo se viene - l’arte. Mi ha anche insegnato che non esiste Verità, nè Perfezione. La sua mano ha certo influito, ha scritto magnifiche parti di archi, ha suonato il pianoforte come si deve, ha calibrato gli arrangiamenti come un equilibrista. Mi ha fatto uscire da certi clichè che mi portavo dietro come una zavorra. In più, ha mantenuto uno sguardo ampio sulle canzoni, lasciandomi libero di proporre sperimentazioni e giochi, ma inseguendo sempre la raffinatezza e la maggiolità. Ha cercato di unire la mia inclinazione per il vintage con la modernità. Insieme a Marco, è Daniele Marzi l’altra anima del progetto, fonico creativo e batterista preparatissmo, indispensabile nelle nostre scelte. Noto degustatore di amaro Averna. Abbiamo lavorato come un vero team – parola orripilante – sempre e solo per le canzoni e mai per i nostri ego.

So che la registrazione è avvenuta in un teatro e non in un normale studio di registrazione vero? come è andata l’esperienza?

Esperienza telepatica ed emozionale. Abbiamo registrato a gennaio al Teatro Corte di Coriano, sui colli di Rimini. Ti chiudi in un teatro per due settimane con amici e colleghi che stimi, circondati di strumenti musicali, in un tranquillo paesino di provincia, piazzi i mocrofoni, accendi Pro Tools e incominci a lavorare sui materiali. Nessuno ti disturba. Puoi registrare molte sezioni dal vivo. Davvero avvincente. Sono stato un privilegiato, in questo senso. Il disco è fortemente influenzato da quello che si respirava dentro quel teatro, noi che l’abbiamo fatto ci troviamo cristallizata proprio un’aria, un’atmosfera irripetibile. Consiglierei a tutti di produrre un disco in teatro.

Il primo disco sembra sia andato benissimo, la Interno4records non ti ha fatto alcuna pressione per questo nuovo lavoro?

Assolutamente no. Nessunissima pressione. Totalmente libero di scegliere le canzoni che preferivo, di sperimentare ovunque l’istinto mi avesse portato. Quindi, sono totalmente responsabile di quello che il disco è. Il disco precedente ha venduto più di mille copie, e la mia etichetta mi ha lasciato esplorare nuovi orizzonti, senza impormi un Pro Loco bis. Non è scontato.

I nuovi cantanti in Italia oggi? Chi da segnalare, chi merita, e chi, per essere buoni, sopravvalutato?

Beh, mi verrebbe da parlare di tanti amici romagnoli che spaccano. I Granturismo hanno un bellissimo stie. Antonio Ramberti, cantautore dell’entroterra riminese, talentuoso ma poco “prodotto”. Anche i miei compagni di scuderia, Giuseppe Righini, Dany Greggio e gli Ex meriterebbero sicuramente un ruolo di rispetto nella scena italiana. La lista sarebbe davvero infinita. Ma parliamo dei “famosi”. Ora Dente è sulla bocca di tutti, in tutti i sensi, e credo se lo meriti. Ha una penna davvero precisa e acuta. Ha segnato un nuovo confine nel cantautorato, a modo suo. Anche se non capisco dove finisce l’autore e dove inizia il personaggio… Mi piace tantissimo Alessandro Grazian perché è preparatissimo e va sempre in profondità, senza paura, con un’austerità classica davvero d’avanguardia. I Zen Circus spaccano, soprattutto come suono e stile, anche se ammiccano un po’ troppo all’immaginario post-adolescenziale. Sopravvalutati? Non vorrei farmi sterilmente dei nemici, quindi su tutti cito le Luci della Centrale Elettrica. Non ce la faccio proprio. Io preferisco ascoltare i vecchi Massimo Volume o i primi Starfuckers: rappresentavano il disagio generazionale con un taglio molto più intrigante, tra i progetti apocalittici restano tutt’ora insuperati… Io comunque non seguo tantissimo le “novità”, sono ancora tutto concentrato a cercare di capire da dove veniamo, con gli occhi fissi nella vertigine del passato.

Intervista raccolta da Dante Natale

One comment
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  1. Caro Dante,
    ci fa molto piacere ti sia piaciuto il disco ma c’è un errore di cui sicuramente non ti sei accorto per sbadatezza.
    L’editore si chiama NdA, anzi NdA Press, DNA editore non sappiamo chi sia.
    Grazie se correggi.
    Ciao
    NdA Press Interno 4 Records

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