Cutthroat Convention + Cosmetic + Low Tramon + Raising Objections @ Fiddler’s Elbow [Londra, 4/Giugno/2010]

Jun 5th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Live Report

E poi ti sorprendi se ai concerti ci trovi solo i gestori dei locali e i loro nipoti. Una serata trovata così, assolutamente per caso, pubblicizzata a malapena su un anonimo sito di concerti londinesi. Certo, per dei concerti gratuiti di bands sconosciute ai più (oltretutto non pagate, costume tristemente diffuso anche qui, ormai) non si poteva chiedere chissà cosa. Ma penso che i gestori non si siano sprecati a diffondere la notizia più in là dell’insegna del pub. Io stesso penso di essermi trovato lì solo perché, mesi fa, mi è passato sotto mano il bel disco dei Cosmetic . L’atmosfera era quasi da sala prove-ritrovo di amici: magari non molto gratificante per i musicisti, ma piacevolmente intima e informale.

Il Fiddler’s Elbow si trova nei pressi della fermata di metro Chalk Farm, zona che non conoscevo ma che, rispetto alla vicina e trita Camden, gode di intrattenimenti simili con un inferiore grado di caos e fattanza. Ad alternarsi quest’oggi quattro band, tra cui i nostri Cosmetic . La prima ad esibirsi è una coppia di strumentisti, lui batteria, lei sax, per un progetto a nome Raising Objections nel nome della pura improvvisazione. Bravino lui, seppur limitandosi a un rullante, un tom e due o tre piatti; più brava lei, anche se, dopo lo straniamento e la curiosità iniziali, subentra un certo scetticismo. Brani veri e propri non ce ne sono, data la natura del gruppo: piuttosto, una sequenza di improvvisazioni al sax accompagnate da ritmiche incostanti e aleatorie. Accompagnati da un altro paio di strumenti, magari, troverebbero un centro e una più forte ragion d’essere.

La dimostrazione di questo è data dal gruppo successivo, i Low Tramon . La sassofonista suona anche con loro e, pur nell’alterità della musica proposta, qui riesce a inserirsi con più efficacia e dando una più concreta fisionomia al gruppo. Stilisticamente, siamo nei meandri di un math-rock che si avvicina a quello dei nostri Zu o No Hay Banda Trio, oltre che a numi tutelari come i Don Caballero . Basso e batteria pensano a costruire le fondamenta, mutevoli (i ritmi irregolari sono la regola, scusate il gioco di parole), mentre la chitarra (il chitarrista è un po’ lo showman del gruppo, con le sue movenze isteriche e il cantato che va a fondersi nel rumore circostante) e il sax pensano alla melodia, se così si può chiamarla: una melodia sregolata e con la saturazione quale massima ambizione. Rumoreggianti.

Poi viene il turno dei riminesi Cosmetic . Facendo due chiacchiere con loro, vengo a sapere che sono ridotti a trio per via dell’impossibilità della bassista, cinese, di ottenere il visto per entrare nel Regno Unito. Ciononostante, riescono comunque a garantire una performance di buon livello, con i chitarristi che si scambiano il basso tra un pezzo e l’altro. I volumi sono decisamente più alti rispetto al disco, com’è normale che sia, e quindi il concerto sottolinea per lo più il lato della band più legato a sonorità noise, con Sonic Youth e My Bloody Valentine quali punti di riferimento. E così, tra ‘Né Noi Né Leandro’, à la Dinosaur Jr., la stralunatezza del cantato di ‘Pagine Bianche’ e la sfuriata hardcore dell’ultimo brano, i Cosmetic fanno bella figura in terra inglese (pur ritrovandosi a suonare come fossero in sala prove, in pratica), con solo il cantato un po’ sottotono, forse soprattutto per la difficoltà di farsi strada tra tanti decibel. Un in bocca al lupo per l’esibizione al Mi Ami di Milano.

E si chiude con la band che mi ha colpito decisamente di più. I Cutthroat Convention scompaginano i generi innestando nell’originale matrice math-rock, come i colleghi Low Tramon (con cui condividono il bassista), elementi gotici e sprazzi di crossover, con giochi di pause e ripartenze che fanno pensare ai RATM . Aggiungete a tutto questo un violino elettrico e un cantante che biascica alla David Yow e potete cercare di farvi un’idea. Ritmi e poliritmi, paludi quasi doom alternate a violente e rapidissime sfuriate hardcore, un basso che si prende la briga di riprodurre suoni di varia natura: insomma, un’ondata di musica rintronante, ma di quella che, superati i dubbi e le diffidenze iniziali, finisci per convincerti che dietro c’è del concetto e una buona attenzione al dettaglio. Tenete conto che il myspace rende loro poca giustizia (tanto che ero partito piuttosto prevenuto nei loro confronti). Disturbanti.

Eugenio Zazzara

Foto by Alessandra Panicacci

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