VERDENA [Wow-Universal 2011]

Jan 21st, 2011 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni

Mistrero mistero e ancora mistero, nessuno a due giorni dall’uscita del quinto disco dei Verdena si è azzardato a spendere un solo aggettivo. Il trio bergamasco ha blindato lo studio di registrazione per tutto il 2010 e oltre al singolo ‘Razzi, arpia, inferno e fiamme’ che da settimane gira dappertutto, nessuno sa in che direzione andrà quest’album. Sulla fiducia da due mesi sono andate sold out le due date d’apertura del tour a Roma. Dopo 4 ascolti in circa 30 ore mi metto sulle spalle la responsabilità della vostra attesa e provo a darvi qualche anticipazione, secondo le impressioni delle mie orecchie. La direzione non c’è, perché è un disco molto eterogeneo, se proprio dovessi scegliere un aggettivo direi ONIRICO. E se dovessi sintetizzare in un titolo direi “svolta psichedelica per i Verdena” . Un doppio album da un’ora e ventitre minuti per ventisette canzoni, quindi rispetto al precedente canzoni più corte, e più vendibili radio-televisivamente parlando; però c’è un missaggio molto poco radiofonico in tutto il lavoro, con la voce di Alberto assai dentro gli strumenti (cioè non in primo piano rispetto alla base come si fa normalmente), tanto che senza il libretto del CD in alcuni passaggi si fa fatica a seguire le parole. I testi sembrano più ispirati e scritti meno di getto rispetto al passato, anche se non sono le parole usate il punto di forza della band neanche in questo quinto capitolo. Il tema è quasi ovunque l’amore, spesso raccontato al passato, come se Alberto Ferrari arrivato all’età di Cristo sentisse il bisogno di tracciare bilanci e di archiviare in soffitta le storie andate. Le composizioni vedono in grandissima forma il Ferrari minore, Luca, che si conferma uno dei batteristi migliori del panorama italiano. Con uno stile ormai riconoscibile che se nella posizione testa in avanti ha sempre ricordato Dave Grohl periodo Nirvana nei suoni ha ormai trovato una sua strada originale e personale soprattutto sull’uso dei piatti. Mentre il fratellone si è definitivamente innamorato del pianoforte; ci ha composto una buona parte del materiale che è finito in ‘Wow’ e le atmosfere del nuovo strumento lo hanno convinto tanto da affidare a ‘Scegli Me’ l’apertura del disco e alle due parti di ‘Sorriso in Spiaggia’ la fine del primo CD. Negli arrangiamenti si trova qualcosa dei Bealtes periodo ‘67-’69, che vengono citati a più riprese (la citazione più palese è l’inizio di ‘Rossella roll over’ che inizia con l’attacco di ‘Obladi oblada’). E c’è uno studio nuovo sull’uso delle voci doppiate (’A cappello’ ne è un chiaro esempio). Ci sono pezzi che entrano subito in testa come la marcetta country e polvere di ‘Canzone ostinata’, e pezzi che si apprezzano meglio dopo alcuni ascolti come ‘Mi coltivo’. Anche se per il toto-singolo io punto su ‘Le scarpe volanti’ (che si presta molto ai cori da concerto), e su ‘Grattacielo’ (ottima ballata piano e uccellini). Un altro aggettivo che mi sento di spendere per descrivervelo è “coraggioso”, o meglio, sicuramente coraggioso lo è stato chi era ai missaggi; per rendervene conto basta sentire ‘Loniterp’ con la sorprendente svolta al minuto 2 e 37. Coraggiosa è anche la voglia di sperimentare come in ‘12,5 mg’ che è 1 minuto e 11 secondi di assolo di sintetizzatore molto anni ‘70 che introduce ‘Sul ciglio’: la canzone più arrabbiata del disco (54 secondi di durata). Insomma un’opera grande, nelle dimensioni, nelle ambizioni e nei contenuti. Si potrebbe riprodurre sul palco anche restando nella formazione a tre, anche se nel tour si aggiungerà un polistrumentista, tale Omid Jazi, che verrà usato nei modi più diversi per raggiungere il suono e le armonie vocali delle registrazioni. Onestamente temevo il successore di ‘Requiem’; che li aveva imposti all’attenzione di tutta Europa. Invece ‘Wow’ è un bel disco, che porta avanti il discorso con intelligenza e mette sul piatto una bella voglia di crescere senza prendersi ancora troppo sul serio. Se devo proprio trovargli un grosso difetto direi che la copertina non rispecchia per niente le atmosfere del disco e sembra più adatta a quei beceri “the best” che vende la Mondadori col nome de “I Miti”. Forse un invito ad andare oltre le apparenze. [****]

Giovanni Cerro

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