Le Fete De L’eté (Day 2) @ AzConni [Dresda, 18/Luglio/2009]

Jul 29th, 2009 | By admin | Category: Live Report

La seconda giornata di questo simpatico festival estivo è caratterizzata da ritmi meno veloci di quella precedente. Il programma è certamente più variegato e ci sarà più d’una sorpresa. Io intanto mi reco all’AzConni con un’ora di ritardo rispetto a quanto annunciato ufficialmente e faccio bene, perché non appena varco la porticina per la sala concerti due loschi figuri iniziano la loro esibizione non programmata. Sono due ragazzi vestiti da chirurgo di cui uno sta sul palco dietro a un laptop, una tastiera e effetti vari, l’altro è in mezzo al pubblico (ma ancora siamo solo in 7-8) a urlare i suoi testi ricchi di riferimenti al cinema splatter e gore. Al centro della sala, legato ad una sedia, è presente un minaccioso bambolotto grandezza uomo con la maschera di Nikos the Impaler. Purtroppo il cantante usa il poco comprensibile growl anche quando presenta il gruppo e io non ne comprendo il nome. Ma questi due ragazzi vinceranno il premio come miglior performance. Il loro spettacolo mescola elementi teatrali, come l’esecuzione del bambolotto, torture inflitte a vicenda tra i membri del gruppo, il tutto condito da testi e campionamenti che rimandano ai capolavori del cinema ultraviolento di serie z tedesco (Schnaas e Buttgereit su tutti).

Esco fuori a prendere una boccata d’aria e non faccio neanche a rendermene conto, che il secondo gruppo ha già cominciato.Trattasi di Babel Fishh & Oskar Olssohn . Quando rientro in sala faccio in tempo a sentire gli ultimi due pezzi del loro brevissimo set (in tutto avranno suonato poco più di venti mintui). Mi pento d’essere uscito perché il loro breve concerto si rivela assolutamente convincente per quanto riguarda la qualità della musica proposta. Una specie di hip hop di scuola Anticon, con un cantante che ricord molto il bravissimo Astronautalis. Peccato abbiano suonato così poco.

Segue Miss Edith, che dalla Francia propone canzoni per voce e chitarra, a volte in inglese, a volte in francese, e che si distinguono per una voce poco comune e arrangiamenti vari e mai banali. Anche il suo concerto sconfina a volte nel teatro, grazie soprattutto alla collaborazione di una specie di mimo/fotografo che collabora dal pubblico con lei durante lo spettacolo. Aveva iniziato lo spettacolo cantato con un ukulele in mezzo al pubblico senza amplificazione e lo chiude alla stessa maniera, stavolta con la chitarra, seduta tra i presenti, mentre intona ‘Wonderwall’ degli Oasis .

Da tempo mi stavo chiedendo a chi appartenessero tutti quei macchinari posizionati su due tavoli al centro della sala e al termine dell’esibizione di Miss Edith ottengo finalmente una risposta. I Les Trucs , non lasciatevi ingannare dal nome francese, vengono da Francoforte e sono maestri nell’usare tastiere e giocattoli (Game Boy) per produrre il loro Hardcore ad 8, massimo 16 bit. Le loro menti rielaborano e destabilizzano vecchi successi pop. Il pubblico balla contento e li richiama a gran voce per una serie di bis. Se mai dovessero scendere in Italia, non fateveli sfuggire!

Io, che già sbavavo per rivedere i Nadja dopo qualche mese sullo stesso palco, completamente preso dall’euforia mi scordo che prima di loro c’è ancora un gruppo. Ma non appena una Yoko Ono accompagnata da Woody Allen al clarinetto e un nano malefico alla batteria sale sul palco e inizia. Rinuncio così volontariamente ai Death Sentence:PANDA! , gruppo a mio avviso di dubbia qualità. La serata si avvia alla sua conclusione e la coppia Aidan Baker/Leah Buckareff che risponde al nome Nadja ( leggi ) prende posto sul palco. Impossibile sopravvivere ad un loro concerto senza protezione per le orecchie, infatti all’ingresso del locale venivano distribuiti gratuitamente colorati tappi protettivi. Il volume è talmente alto che qualche mese fa la maschera di protezione di una delle casse si ruppe, cadendo a terra. Quando suonano i Nadja senti l’aria vibrare, i bassi fanno tremare le ossa e si viene letteralmente risucchiati nel maelstrom da loro creato. Strumentazione ridotta all’osso, chitarra e basso più una timida drum machine che si fa sentire solo in rarissimi momenti (prendi appunti, Aguirre!) sono gli ingredienti di questo duo che per un’ora circa ci rapisce in un mondo cupo e magico. Conclude la serata la cover di ‘Needle in the Hay’ di Elliott Smith rivisitata dal duo. Ossa e orecchie frastornate ringraziano sentitamente per questa grande lezione di musica.

Emanuele Avvisati

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