The Depreciation Guild @ Circolo degli Artisti [Roma, 20/Settembre/2010]

Sep 21st, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Live Report

Kurt Feldman lo ha iniziato per gioco il progetto The Depreciation Guild . Circa cinque anni fa dentro la sua stanzetta con un Nintendo Entertainment System (o Famicom se volete). Un 26enne newyorkese cresciuto a Corn Flakes e David Lynch, pestando colpi su quella batteria che presto diventerà il suo lavoro. Nessuno si accorge che nel 2006 e nel 2007 Feldman si autoproduce un EP (’Nautilus’) e un LP (”In Her Gentle Jaws’), al contrario l’attenzione è invece tutta rivolta verso la band principale: The Pains Of Being Pure At Heart . E’ il mondo “pop” della Slumberland, è il nuovo circolo di persone che a Brooklyn hanno trovato “loft aperti” per rinchiudersi in conventicole sonore. Durante il profumato mese di maggio è uscito per la Kanine Records ‘Spirit Youth’ il secondo album dei Depreciation Guild . Fortunatamente quanto tempestivamente Feldman si è preoccupato di dichiarare: “This record is heavy but it’s not very shoegaze” . Piuttosto un ottimo lavoro che risente del background giovanile del batterista, alcuni dei suoi miti che ritornano come lampanti influenze di base: Robin Guthrie , Scritti Politti e molto molto XTC . Su disco. Perchè dal vivo il quartetto americano è la dimostrazione di come, seppur rimanendo per forza di cose derivativi, si possa suonare v-e-r-o shoegaze.

Un altro lunedì a salutare il divertente e rilassante ingresso “up to you”. Non c’è molta affluenza, del resto le implicanti fiction televisive e qualche film di infima cassetta fanno sempre la loro porca figura e influiscono sul “rendimento” del fruitore musicale medio (molto medio). Meglio così. Ad aprire la serata sono destinati i tre de La Calle Mojada ( ). Che ritrovo con piacere in grande forma e supportati da un’acustica che rende il loro impatto “gaze” davvero affascinante e potente. A seguire il quintetto degli In Between Lies . Formazione recente che in line-up annovera (tra gli altri) anche il chitarrista dei Sea Dweller (ma alla batteria), la guest alla tromba del batterista de La Calle Mojada , e il nostro ex-compagno di scrittura Federico Vignali al basso. Quella della band romana è però una proposta indefinibile, poco classificabile, con la voce e la presenza femminile che rappresentano senza dubbio il punto debole.

Poco dopo le 23 Kurt Feldman - con tanto di maglietta dei Serena Maneesh ( vedi foto ) - e i suoi giovani compari spuntano sul palco davanti a noi adoratori del suono rarefatto e riverberato. In poco meno di un’ora il quartetto della costa est sorprende e dimostra come sia possibile ancora oggi eruttare suoni shoegaze purissimi, senza la necessità fasulla di doverlo annunciare prima su “carta”, su stupide biografie, su profili social network, in mezzo a qualche recensione colpita dal male oscuro del copia-incolla. Il palco emette la sua sentenza. Sempre. I Depreciation Guild (capigliatura compresa) richiamano il trittico d’oro dell’unica e irripetibile epopea britannica del genere: Ride - Lush - Chapterhouse . Non solo. La lezione dreamy del maestro Robin Guthrie è evidentissima in molte linee che la chitarra di Feldman propone sovente in mezzo al set. Quella dei My Bloody Valentine , poi, si fonde alla perfezione con tutto il resto. I protagonisti di questo affresco d’epoca sono dunque quattro ragazzi che senza proferire (quasi) nessuna parola (salvo i ringraziamenti di rito e l’invito al tavolo merch) costruiscono un set perfetto. Un crescendo continuo che viene addirittura “lanciato” da alcuni echi Madchester ( Stone Roses ) per poi convogliare diretto e senza alcuna minima sbavatura verso i territori di cui sopra. Affascinanti le melodie, furbe ma scatenanti quelle più orecchiabili (’My Chariot’ decisamente - ), di grande efficacia quelle strumentalmente pervase dal Dio del riverbero sonoro. Applausi, due bis e piccola ressa conclusiva al tavolo promozionale dove fanno bella mostra le magliette e i due album ufficiali. Una bella serata tra amici e musica dell’anima. Il massimo.

Emanuele Tamagnini

One comment
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  1. Cazzo, è bello pensare che ci sia ancora gente che fa Musica senza pensare al discorso dell’affluenza e quindi dei ricavi….insomma che la fa, solo per il puro e “semplice” gusto di suonare. Peccato non esserci stato, se ci penso troppo mi incazzo

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