Neon Indian + Grimes @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Maggio/2012]

Jun 3rd, 2012 | By NerdsAttack.net | Category: Live Report

L’estate si avvicina e di scena al Circolo degli Artisti c’è uno dei gruppi più estivi dell’immaginario indipendente degli ultimi anni. I Neon Indian , precursori di quella chillwave che ci ha fatto ballare negli ultimi tempi (a mio parere altro non è che synth pop contaminato), chiuderanno la calda serata romana aperta dalla giovane e istrionica Grimes .

Grimes , al secolo Claire Boucher, è una giovane ventiquattrenne salita agli onori della cronaca grazie al suo ultimissimo ‘Visions’, trascinato dai singoli ‘Genesis’ e ‘Oblivion’. L’attesa per l’artista è febbricitante, tanto che stento a ricordare un Circolo così pieno per un opening-act. La giovanissima si presenta da sola sul palco, e da quel momento in poi comincia quella bizzarra sensazione in cui ci si rende conto di essere fra i pochissimi ascoltatori a rimanere freddi di fronte alla performance della giovanissima canadese. Passo in breve tempo da perplesso a frustrato. Perché tutti applaudono, ballano, si divertono? Musicalmente parlando, Grimes non fa altro che un dozzinale miscuglio fra elettro e dream-pop, sovrapponendo la sua voce che si avvicina molto come timbrica ed estensione alle pop-star di fine anni ’90 e inizi 2000. Certo, Claire ci sa fare sul palco, ma non bastano la sua presenza scenica e il reverbero con cui prova a rendere la sua voce interessante a farmi capire per quale ragione la sala è colma di gente e di entusiasmo. Non basta l’entrata di due batteristi, che suoneranno più o meno sempre lo stesso pattern, a cancellare il fatto che Grimes non azzecchi neanche mezzo finale, e che, indubbiamente, l’unico pezzo che abbia veramente un appeal è quella ‘Genesis’ che suona tanto Kraftwerk. La cosa migliore della signorina Boucher sono senza dubbio gli anelli a forma di vagina (che ritraggono la sua per la precisione) venduti al banchetto del merchandising: una trovata veramente geniale ma che non salva assolutamente uno show mediocre, di una artista che, a mio parere, riceve molta più attenzione di quanto dovrebbe meritare.

Arriva il momento dei Neon Indian e il mio umore cambia radicalmente. Sappiamo tutti tacitamente che non saranno mai quelli che ci hanno incantato con l’esordio ‘Psychic Chasms’- lo sanno soprattutto coloro che hanno avuto modo di constatare, con l’ascolto di ‘Era Estraña’, che il chillwawe/hypnagogic pop/glo-fi è/sono dei generi che non sono mai esistiti. ‘Era Estraña’ infatti non è altro che un disco synth-pop, normalissimo da tutti i punti di vista. Un disco che purtroppo ha perso uno dei punti di forza del gruppo, l’atmosfera ‘trippy’ che pervadeva l’intero esordio. Dal vivo la sensazione è esattamente questa, ed è inevitabile che pezzi come ‘Local Joke’ (in apertura), ‘6669 (I don’t know if you know)’, ‘Deadbeat Summer’ e ‘Should Have Taken Acid With You’ trascinino il pubblico molto di più dei pezzi provenienti dall’ultimo album. La band sul palco è assolutamente impeccabile ma non riesce a scatenare più di tanto l’entusiasmo dell’audience., Alan Palomo tiene il palco come una consumata star, aspetto che mi stranisce ripensando agli umori musicali del gruppo. Nel complesso una prestazione buona, che non lascia delusi ma neanche particolarmente eccitati. Un concerto che sarebbe potuto andare meglio, ma lasciamoci i rancori alle spalle pensando agli innumerevoli live che offrirà questa estate romana.

Luigi Costanzo

9 comments
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  1. …per un attimo, m’era anche balenata l’idea di andare a ’sta serata, ma poi pensando al circolo stracolmo di (finti) indie-snobbetti del cazzo che si “devono” divertire per forza perché altrimenti non sono fighi/cool, ho subito rinunciato…..e la recensione conferma ciò che immaginavo…

  2. Musicalmente parlando non si sa cosa ti aspettassi considerando che la sua esibizione è stata totalmente fedele alle produzioni rilasciate. difficilmente stavi andando a sentire una musicista . Grimes è tutta un’altra storia è l’assenza completa e totale di ponderazione, e lo dimostra il fatto che come notavi tu, tre quarti dei finali erano sbagliati, ha mancato più di un attacco, steccato varie volte se è per questo ha anche rottato durante una canzone e messo in vendita anelli a forma di vulva dalla sua collezione personale che sicuramente non contribuivano ad incrementare la sua credibilità di artista. Peraltro nella jam il tempo era fuori. Di sua voce ha spiegato come i suoi album passino per dosi inumane di anfetamina, digiuni al limite dell’anoressia, stanze chiuse e mente aperta. mai parlato di musica, mai accennato all’utilizzo che fa dei suoi strumenti. questo strano tipo di weird pop, di cui peraltro lei non è l’unica esponente, non è fatto di musica e celebrazione della musica . è un’impastata di istinti e emozioni che per venire fuori hanno bisogno di un passaggio immediato che non passa attraverso ore di prove, armonia, arrangiamenti e tecniche. è una questione di ispirazione che fa la differenza tra chi sta sopra e chi sta davanti al palco e che se vengono colte, se ti prendono, fanno anche la simbiosi tra chi sta sopra e davanti il palco. non ero una di quelle , ma quando l’ho capito ho anche apprezzato.

  3. e poi….i finti indie esistono solo ed esclusivamente in funzione dlla gente che li considera esistenti. peace.

  4. …che bello avere vent’anni e sballarsi ogni weekend…….lì si che la simbiosi era assicurata con tutti…

  5. droga e musica sono sempre stati un connubio, e tendenzialmente non è mai stato un problema fare musica decente assumendole. detto questo, al sottoscritto (e credo anche claudio, che ringrazio per il commento) della tecnica non gliene frega assolutamente nulla. è l’ultima cosa a cui bado, se ci bado. non è quello il punto, credo(evo) che la mia recensione fosse chiara in merito. i digiuni forzati, il chiudersi in casa bla,bla. non sono cose nuove, né cose che ha inventato lei, sono cose che si son sempre fatte con risultati ben più interessanti, proprio perché chi faceva quel che faceva, utilizzava voce e strumenti in modo assurdo, inusuale, insensato. non so se mi sono spiegato. Il problema evidentemente non è né la spontaneità, tantomeno il fatto che io non accettassi la connessione fra artista e pubblico (non voglio dire che vado a concerti da quando ho 14 anni, quindi da 10 anni, ma mi costringi… so come funziona)… comunque ti ringrazio per il commento esauriente, fa sempre piacere scambiare opinioni

  6. s, ti sei spiegato e io in generale tendo a capire, infatti non è che avessi la pretesa insegnarti nulla. solo come il mio di gelo iniziale si fosse lentamente sciolto cercando di capire il tipo di ispirazione e quindi di prodotto, senza peraltro essere una particolare appassionata di grimes, ma conoscendo l’album avevo pochi dubbi in proposito al tipo di esibizione che avrebbe fatto..e comunque claudio la prossima volta che c’è una serata al circolo ti voglio vestito di merda, col muso lungo nell’angolo e la faccia tra le mani che scuoti il capo :)

  7. Tra i 3 concerti della serata quello che m’ha preso di più è stato Doldrums in apertura, veramente genuino ed ispirato. Su Grimes e Neon Indian sono perfettamente d’accordo col dott. Costanzo, su tutta la linea.
    Solita nota, i due fuori sede che flirtavano a voce altissima proprio dietro la mia schiena. Lei (calabrese) insegnava a lui (pugliese) a bestemmiare la Madonna in dialetto. Non contenti hanno poi deciso di fare foto ricordo del concerto col telefonino. Appoggiandosi alla mia testa.
    Mi sono stupito, non li ho picchiati, auto pacca sulla spalla!
    Al circolo metterei la selezione all’ingresso con colloquio preventivo e discriminatorio.
    Fatta da me, naturalmente.

  8. Fuorisede vergogna dell’Italia intera.
    + CPT fuorisede - Taranta
    +Selezione all’ingresso - Vino in bottiglia di plastica
    E tagliatevi i capelli, per Dio!

  9. e i fuorisede che odiano la Taranta e il vinaccio in bottiglie di plastica? i capelli me li sto facendo crescere per la prima volta in vita mia ma v’autorizzo a darmi fuoco casomai arrivassi al livello di acconciatura da freak o da rastaman o da Pino Scotto.

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